Andare a Barcellona senza conoscerne la storia, almeno la più recente, significa perdere il significato di tutte le opere che si andranno a vedere in questa città. Vado quindi a riportare un testo che mia moglie, oltre un decennio fa, preparò per un esame universitario. Sperando di non essere troppo pedante nell'editing e nel proporlo!

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*La Spagna*
Fino alla fine del '700 la Spagna costituiva una delle grandi potenze, in quanto possedeva numerose colonie nelle terre díoltreoceano. Nei primi anni dell'800, con la perdita di alcune colonie del Sud America, la Spagna viene cancellata dal novero delle grandi potenze mondiali, inoltre le continue lotte dinastiche e la politica reazionaria di Ferdinando VII la allontanano sempre più dalla politica europea. Questa situazione produce nel 1869 il cambio di regime: la corona viene affidata prima ad Amedeo di Savoia duca d'Aosta ed in seguito, precisamente nel 1873, al principe delle Asturie Alfonso XII, sotto il cui regime si perdono altre colonie, tra cui Cuba, Portorico e le Filippine. Per tutto l'800 la Spagna resta sostanzialmente un paese agricolo; i primi insediamenti industriali, infatti, si realizzano a partire dal 1830 e solo nel decennio successivo vengono introdotte le prime macchine tessili.
La lentezza dello sviluppo industriale è dovuta sia alla scarsità di capitali da investire, che alla necessità di ottenere profitti a breve termine. Il basso sviluppo industriale delle città fa sì che i piani urbanistici siano essenzialmente previsionali: in essi l'espansione è conciliata solo con gli interessi della proprietà fondiaria. Verso la fine del secolo si comincia ad intervenire anche nei centri storici con l'apertura delle Gran Vias di chiara ispirazione haussmaniana, in quanto si tratta di grossi boulevards.


*Barcellona e la Catalogna*
La provincia della Catalogna ha sorti piuttosto diverse. Nell'arco del XIX secolo vede infatti incrementare la propria popolazione soprattutto nella città di Barcellona.

Questa subisce un rilancio industriale sorprendente ponendosi come capitale economica effettiva di tutta la Spagna. Da un'immagine rappresentante il rilievo di Barcellona, effettuato da Cerdà nel 1858, si evince che la città è affiancata da un grosso quartiere, Barcelloneta, edificato dai Borboni nel XVIII secolo per fornire alloggi a chi ne era rimasto privo dopo la distruzione della zona della Libera, e separato da questo solo tramite una fortezza militare, sostituita poi dal "Parco della "Ciudadela".
Dopo il 1845 Barcellona ha un incremento demografico legato allo sviluppo industriale, per cui risulta necessario programmare degli interventi all'interno dell'abitato. Il primo intervento si ha nel 1848, e consiste nella costruzione di edifici nei pressi della Rambla, strada principale del centro storico di Barcellona. Poi su immagine della Plazas Maioras - e con uno sguardo alle piazze parigine - viene realizzata la Plaza Real, dotata di una cortina architettonica unitaria a portici. In questo periodo ci sono, all'interno della città anche dei timidi tentativi di espansione, principalmente attraverso progetti di lottizzazione che prevedevano la costruzione di edifici nella rientranza delle mura a Nord. Si pensava di poter espandere la città sempre a Nord, verso il borgo di Gracia.

Questa possibilità comincia a diventare reale dopo il 1854, anno in cui un decreto reale permise la demolizione delle mura di Barcellona: viene quindi stilato un primo progetto di espansione ad opera di Gariga y Roca, con l'obiettivo di congiungere Barcellona a Gracia. Il progetto è basato su un tracciato a scacchiera, che prevede lotti quadrati con all'interno piazze quadrate, attraversato da grandi strade diagonali.

Nel 1859 l'amministrazione indice un concorso per l'adozione di un piano regolatore definitivo. Il sovrano attribuisce l'incarico all'ingegnere Ildefonso Cerdà senza consultarsi con l'amministrazione municipale, che reagisce assegnando il primo premio del concorso al progetto di Rovita y Trias.
Entrambi i progetti vengono esposti in una mostra pubblica, ma alla fine il sovrano fa approvare il progetto di Cerdà. Le differenze tra i due progetti consistono soprattutto nella dimensione prevista per l'espansione.

Il progetto di Trias ha un suo fascino settecentesco: prevede, infatti, per l'area di espansione tra Gracia e Barcellona, una serie di assi tipicamente settecenteschi; l'area così individuata è divisa poi in tre grandi lotti centrali, più due marginali che circondano la città. L'aspetto più interessante del piano è lo studio dell'area di congiunzione tra il centro storico e la nuova espansione, per la quale è prevista una grande piazza monumentale (il Foro de Isabel) dove confluiscono a raggiera vie di una certa importanza tra cui la strada principale del centro storico, la già nominata Rambla, non ancora aperta, che congiungeva la piazza monumentale con la Cattedrale. Viene previsto anche il miglioramento di un importante asse viario, il Paseo de Gracia, preposto al collegamento del Foro con Gracia.


*Cerdà*
Il piano di Cerdà occupa una porzione più vasta di territorio. Egli accompagna il suo progetto con due volumi contenenti rispettivamente la storia dell'urbanistica fin dall'antichità, e una serie di dati statistici.

Il piano prevede la realizzazione di una scacchiera che assorba al suo interno il centro storico di Barcellona. L'orientamento della scacchiera è determinato dall'asse di collegamento tra Barcellona e Gracia, il Paseo.

I confini geografici del piano di Cedrà sono: il fiume Besòs a est, le colline di Montjuich ad ovest, la vecchia strada pedecollinare romana a nord, e ovviamente il mare a sud .

Questa geometria rigorosa è tagliata da due assi diagonali: la Avenida de la Meridiana, che collegava il borgo di Sant'André di Palomar, e la Diagonal che tangeva il borgo di Gracia. All'incrocio di questi due assi è prevista una grande piazza, la Plaza del las Gloria, che doveva diventare il centro ideale della nuova città.

I lotti proposti da Cedrà sono dei quadrati con angoli smussati: questa scelta è dovuta alla volontà di associare agli incroci di ogni strada l'idea di un'area poliedrica. Il piano è abbastanza funzionale in quanto prevede tutta una serie di servizi e la creazione di grandi aree verdi per un totale di 82 ettari tra cui un grande parco metropolitano lungo il fiume Besòs. Sono inoltre previsti dei superlotti (cioé lotti comprendenti quattro isolati) per edifici pubblici.
A est del centro storico vi è un grosso insediamento amministrativo, occupante 8 isolati; in prossimità della Diagonal l'ippodromo, occupante 14 isolati ed infine a nord, decentrato rispetto alla città, il cimitero.

Ciò di cui il piano di Cerdà manca è dato dalle zone di espansione industriale; questo è spiegato dal fatto che Cerdà pensava di collocare all'interno della città tutte le attività artigianali, in un connubio di residenza e lavoro.

Nella sua attuazione, però, le aspettative del piano furono disattese per una speculazione edilizia di cui si approfittò la classe borghese. Gli imprenditori, infatti, ottennero di poter edificare la parte centrale dei lotti, inizialmente orientata alla realizzazione di spazi verdi a disposizione degli isolati, e poi di aumentare l'altezza massima raggiungibile da 16 a 23 metri. Cosi facendo l'isolato diviene un isolato "chiuso", dall'aspetto ottocentesco.

Nel 1885 si cominciano ad attuare le previsioni di Cerdà, vale a dire gli interventi di sventramento del centro storico. Il piano per questa zona viene redatto dall'architetto Baixeras, che prevede l'apertura, ai lati della Rambla, di due assi viari ad essa paralleli, conducenti direttamente alla costa, e di uno trasversale. Praticamente l'unico asse realizzato è l'odierna via Layetana che taglia tutto il centro storico.

Ai primi del '900 il piano di Cerdà non corrisponde più alle nuove esigenze della borghesia, per cui si indice un altro concorso internazionale per l'adozione di un nuovo strumento urbanistico. Questo viene vinto dall'architetto Leon Jaussely. Tale piano è misurato alle esigenze moderne della città che stava ormai scoprendo la sua vena commerciale ed industriale; il piano di Jaussely prevede una proto-città lineare, con una netta separazione delle fasce per gli insediamenti e quelle per i trasporti. All'interno della nuova espansione di Barcellona, emergono dei progettisti che tentano nuove strade per allontanarsi dall'eclettismo ancora imperante in tutta Europa, in modo da dare un nuovo volto alle città attraverso nuove architetture: erano in definitiva dei progettisti modernisti, laddove con "modernismo" si intende l'aderenza allo stile sviluppatosi in seguito allíavvento dell'Art Nouveau francese.

Tra queste figure spicca quella dell'architetto Louis Domeneque Montaner, che progetta il Palazzo della Musica Catalana e l'Ospedale San Paolo.


*Antoni Gaudì (1852-1926)*
Ma il più celebre architetto catalano del periodo, la maggior parte delle cui realizzazioni si trova proprio a Barcellona, è indubbiamente Antoni Gaudì (1852-1926).

Gaudì nasce a Reusda, da una famiglia di calderai, e la sua passione per l'architettura si manifesta da subito, tanto che a soli diciassette anni si trasferisce a Barcellona per iscriversi alla facoltà di architettura. Non è uno studente modello e per tutta la durata del corso di studi mostra più fantasia che intelletto, tant'è che al progetto finale richiestogli, ossia un portale per un cimitero, pur di enfatizzare la sua creazione, disegna tutti i particolari di contorno, tra cui il carro funebre.

L'eclettismo che imperversava in Europa a quel tempo di sicuro gli spiana la strada: ciò perchè riesce ad identificarsi con il gusto neogotico della corrente che corrispondeva al suo bisogno di far fluttuare verso l'alto le sue architetture. Gaudì è poi profondamente condizionato dalle idee di Ruskin, un altro teorico del restauro, i cui scritti erano molto diffusi in Spagna, ed il cui motto "l'ornamento sta all'origine dell'architettura" diviene presto anche di Gaudì.

Infatti le sue opere, perlomeno quelle iniziali, sono contraddistinte da una forte decorazione. Gaudì muore nel 1926 per puro caso ... sin da piccolo soffriva di reumatismi, per cui era costretto a delle lunghe passeggiate per lenire i dolori; una sera è investito da un tram e lasciato sul selciato ignorato da tutti.

Il giorno del funerale tutta Barcellona accompagna il feretro nel percorso che andava dall'Ospedale La Cruce fino alla Sagrada Familia. La salma è seppellita in questa chiesa a cui lui stesso stava lavorando già da molti anni.


E per oggi direi che basta!
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